il Playback Theatre (teatro della restituzione) è una forma di improvvisazione, in cui gli attori mettono in scena storie vere raccontate dagli spettatori. Questo teatro trasforma i ricordi o le emozioni del pubblico in una performance artistica ideata sul momento. Uno spettacolo tipico si svolge seguendo passaggi ben precisi: Il narratore: uno spettatore racconta un aneddoto, un sogno o un’esperienza personale. Il conduttore: un facilitatore aiuta a esplorare i dettagli della storia e chiede agli attori di iniziare.La restituzione: gli attori e un musicista improvvisano immediatamente la scena, usando corpo, voce e oggetti di scena.Gli attori possono “restituire” la storia in vari modi: Fluida con movimenti ed espressioni astratte per rappresentare un’emozione.Corale: gli attori esprimono i pensieri nascosti del narratore parlando uno alla volta. Scene corte: attraverso una vera e propria mini-rappresentazione con dialoghi e ruoli definiti.Il teatro della restituzione è quindi una forma di teatro d’improvvisazione, dove attori e musicisti, senza accordi tra loro, mettono in scena narrazioni e storie offerte dal pubblico. Il risultato finale è sempre una creazione originale, spontanea ed artistica dove il suono, la parola, il movimento corporeo, il linguaggio simbolico e metaforico, restituiscono l’essenza e l’emozione di ciò che è stato narrato. Si tratta di un teatro di comunità che risponde al bisogno umano di raccontare, ascoltare storie e immedesimarsi in esse, ritrovando una parte di se’. In ogni storia c’è infatti qualcosa di universale che risuona in ciascun essere umano. Ogni performance si trasforma in un percorso di cui il pubblico stesso diventa parte di un’unica comunità che, insieme agli attori e ai narratori, condivide ricordi, riflessioni, emozioni. Ogni performance di Playback Theatre è un percorso unico e irripetibile. Da una situazione iniziale fatta di distanze e di fili sparsi, tra le mani del conduttore, che sollecita il pubblico a raccontare, prende vita un intreccio di colori che diventano arazzo. E’ l’essenza dell’ umanità che respira, prende forma e cresce nel corso di un’esperienza collettiva. Si espande dal “me” al “noi” sulle ali dell’emozione che ogni storia porta. Chi partecipa alla performance è sorpreso dal risultato raggiunto in assenza di un copione e di accordi tra gli artisti, ma ciò che colpisce di più è che ogni volta si manifesta sulla scena qualcosa che non è stato raccontato, ma che i performers colgono e restituiscono e nel quale tutti, dal narratore al pubblico, si riconoscono. Si realizza quindi un coinvolgimento circolare dal palco al pubblico e dal pubblico al palco.Gli attori diventano spazio che accoglie il vissuto del narratore per trasformarlo senza distorcerlo. E in ciò che viene restituito possono uscire elementi sorprendenti che hanno in sé un seme generativo di cambiamento.