Quando si può parlare di apprendimento di una lingua straniera? Quando tutta o la maggior parte della grammatica è sotto controllo? Quando ho imparato a memoria un certo numero di vocaboli e di testi? O quando finalmente sono arrivato all’ambito livello soglia B2? E se sono un principiante assoluto, quanto tempo devo aspettare prima di poter dire di sapere la lingua target? All’interno di una didattica performativa, che si basi sull’approccio comunicativo fortunatamente, niente di tutto questo. La lingua è per sua natura spontaneità e imprevedibilità, e si impara da subito, fin dalla prima lezione, ei programmi curricolari oltre alle attività più classiche e strutturate, dovrebbero prevedere al loro interno attività durante le quali gli studenti, mettendosi in gioco, possano “improvvisare” con la lingua, sfruttando liberamente il materiale linguistico che già è di loro conoscenza (anche se basico o principiante) e attraverso scambi linguistici possano riproporre narrazioni e dialoghi che si avvicinino il più possibile al parlato reale dei nativi. Come affermato dal professor Torresan “parlare lo si impara proprio parlando (così come scrivere, lo si impara scrivendo), … quindi ( bisogna) esercitarsi sin dai livelli più bassi ad affrontare le caratteristiche di im-predicibilità e immediatezza della comunicazione tra nativi”. (cfr., Diverse accezioni del concetto di “improvvisazione” nell’educazione linguistica: expertise, produzione, tecnica, 2014, P. Torresan) . Nella nostra scuola a purmerend cerchiamo di farlo ogni giorno.

