Lo scorso 17 maggio 2025 si è tenuto a Roma il 30 seminario internazionale della Dilit International House, dal titolo “Esprimere l’inespresso. Emozioni e linguaggio”. Da sempre la Dilit è stata esempio di buone pratiche e di fantastici insegnamenti per chi voglia essere un insegnante che in classe riflette e agisce per il bene dei propri studenti e durante questo seminario non è stato diverso. Piero Catizone, uno degli insegnanti fondatori di questa scuola, parlando dell’evento ha scritto: “Sono stato insegnante di italiano per stranieri adulti per molti anni e fra le tante esperienze e i tanti ricordi ce n’è uno che mi riporta con la mente all’inizio di ogni corso. È il volto degli studenti all’inizio della prima lezione. La bocca e gli occhi sorridevano  e comunicavano quello che avevano nel cuore: “Sono felice, sono qui a coronare un sogno: imparare una lingua che amo”. Difficile da dimenticare”. Come non essere in sintonia con Piero.

Prosegue Catizone, “approfonditi studi scientifici e teorie linguistiche illuminanti messe in atto in comportamenti didattici confermano la validità del cammino intrapreso qualche decennio fa, grazie soprattutto agli insegnanti della scuola Dilit guidati da Christopher Humphris.Lo sviluppo della metodologia in questa scuola corre veloce, a garanzia di una qualità dell’insegnamento di livello molto alto. Psicologi, neuroscienziati e linguisti ci hanno spiegato l’importanza dello stato mentale nell’apprendimento. Teorie e studi che verificano e supportano razionalmente ciò che viene esposto in modo chiaro nell’apertura della relazione da parte di Susanna Andrei: ”Credo sia capitato a tutti svolgendo attività varie di perdere completamente la nozione del tempo, di provare benessere e piacere nel compierle tanto da sentirci in quel momento talmente assorbiti da ciò che stiamo facendo da dimenticarele preoccupazioni quotidiane o qualsiasi altra distrazione che possa creare disordinementale e dispendio di energie, e questo perché ogni molecola del nostro corpo e della nostra mente è orientata solo a vivere quell’esperienza.” Tra gli altri è stato citato Watzlawick, noto per il suo famoso assioma: “Non si può non comunicare”, nel senso che la comunicazione è inevitabile e che ogni comportamento, anche se non intenzionale, può essere interpretato come un messaggio comunicativo. Il grande studioso della pragmatica della comunicazione umana e delle teorie del cambiamento sosteneva che ci sono due tipi di comunicazione. Una, chiamata “digitale”, che usa le parole, trasmette informazioni e parla al cervello. L’altra, chiamata “analogica”,  che “…fa sentire. Usa sì le parole, ma anche il linguaggio del corpo, il tono della voce, i segnali non verbali, i gesti, le espressioni del viso, che non servono a spiegare, ma a suscitare emozioni… Parla al cuore…Una non è migliore dell’altra. È la combinazione delle due che rende la comunicazione completa e comprensibile al di là delle singole parole.” 

A conclusione una magnifica poesia di nostra creazione: Nicca, Anna e Martina

Mi chiamo Luce e sono ancora un bruco

il vento leggero mi porta con sé

sento la calma nota dopo nota

la musica mi esplode dentro

l’energia esce dalla gola

le emozioni devi urlarle

mi illumino di felicità